«Apre al pubblico la tomba Barberini restaurata, gioiello del parco archeologico della via Latina»

29 ottobre 2017
di Maria Rosaria Spadaccino,
Corriere della Sera, ed. Roma, 25 ottobre 2017.

Apre per la prima volta al pubblico, dopo un importante restauro, il Sepolcro dei Corneli, meglio conosciuto come Tomba Barberini, visto che prende il nome dalla tenuta dove è stata ritrovata, situato proprio all’inizio del Parco della via Latina, una delle più antiche strade romane, ora trasformata in quel tratto in un parco di quartiere. Dal mese di novembre sarà dunque possibile visitare, su prenotazione e con una guida, l’edificio in laterizi con decorazioni policrome sulle facciate (rinvenute tracce in colori vivaci come giallo, rosso, violetto, oro) e affreschi all’interno, risalente al II secolo d.C..La tomba delle tombe
«La tomba delle tombe», come la definisce Rita Paris, direttrice del parco archeologico dell’Appia Antica, tra i sepolcri che costeggiano la strada (le tombe dei Valeri e dei Pancrazi) è l’unico a essersi mantenuto in alzato e nella sua forma originaria. «Il monumento è ben conservato, in quanto nei secoli è sempre stato utilizzato come ricovero, per attività agricole e di pastorizia, fino all’800», ha detto l’archeologa responsabile Francesca Montella, intervenuta alla presentazione per la stampa dell’intero restauro realizzato con un investimento di 250.000 euro.

La famiglia Barberini
Il sepolcro deve il suo nome alla famiglia Barberini, ultima proprietaria del terreno corrispondente all’area del Parco e, con il restauro che sarà completato nei primi mesi del prossimo anno, contribuirà ad ampliare l’intera offerta del Parco Archeologico dell’Appia Antica, per il quale sono allo studio, ha aggiunto la direttrice Rita Paris, ulteriori implementazioni, come l’avvio di un imponente intervento di recupero della basilica di Santo Stefano, la sola chiesa cristiana di quella zona.

Il restauro del Sepolcro
Il restauro del Sepolcro dei Corneli, da sempre apparso isolato e svettante nella campagna romana, da cui nel `700 fu prelevato dai Barberini uno splendido e celebre sarcofago con scene ispirate al mito di Protesilao e Laodamia (ora ai Musei Vaticani), è durato due anni, durante i quali è stato possibile mettere in sicurezza la costruzione e renderla accessibile realizzando il livello del pavimento a piano terra crollato nel tempo, la scala per accedere al piano superiore e realizzare l’impianto di illuminazione.

I riti funebri
La soluzione scelta per la ricostruzione dei solai sono i grigliati di metallo che permettono di apprezzare il considerevole volume interno del monumento. Senza contare che, con lo stesso finanziamento, è ancora in corso l’allestimento finale del piano ipogeo, che ospitava la camera funeraria, dove sono già state messe in sicurezza le volte, le pareti e restaurato in parte il pavimento in mosaico. Lo studio degli affreschi e stucchi della volta ha consentito infine di ipotizzare la ricostruzione dell’intero apparato decorativo degli ambienti destinati ai riti funebri. Un video che ricostruisce la storia degli scavi, dei lavori di riabilitazione che ne consentono oggi la visita, dello studio delle ricostruzioni tridimensionali dell’architettura e della decorazione, sarà prossimamente in visione nella sede di Capo di Bove del Parco archeologico dell’Appia Antica.
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